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Tappa 5 Fivizzano - Argegna (Variante)

Si parte dalla bella Piazza Medicea di Fivizzano con la stupenda fontana  di pietra “serena” con quattro delfini di marmo bianco, voluta dal granduca di Toscana Cosimo III dei Medici nel 1683 e la Chiesa Prepositurale ( dal 2 luglio 1690) di SS. Jacopo e Antonio, fondata dai monaci Ospitalieri di S.Antonio che alla fine del XIII Secolo vennero da Vienne (Francia)  per assistere i pellegrini che percorrevano la via Francigena e la via del Volto Santo verso Lucca, nell’ospitale voluto come testamento da Spinetta Malaspina il Grande, individuando in Fivizzano un punto nodale di quelle vie che da Roma conducevano in Francia.

Testimonianza di questa presenza é  la stupenda Fonte Battesimale del secolo XIV, scavata in un  unico blocco di pietra e ornato con il sinbolo del TAU di S. Antonio Abate e con il bastone del pellegrino di Giacomo il Maggiore.  Successivamente diventa Prepositura Mitrata dal 18 luglio 1925. Ora è Santuario della Beata Vergine dell’Adorazione (dal 1settembre 1945).  Bello visitare il paese eletto “ città nobile” nel 1848 da Leopoldo II dei Medici per  dimostrata fedeltà alla Toscana Medicea, il palazzo Fantoni-Bononi (sede del Museo della stampa Jacopo da Fivizzano stampatore nel 1471), il perimetro della cinta muraria con la strada a ciottolato voluta dal Granduca di Toscana Cosimo I dei Medici per proteggere la “città” dalle artiglierie e scorrerie dei francesi di Carlo VIII (1494) e dagli spagnoli del Marchese  Vasto (1537).

Una visita merita il Convento degli  Agostiniani, oggi ostello, che è sede di una bella biblioteca con oltre ventimila volumi ed un erbario del 1500, dei padri francescani del Convento di Soliera Apuana, ora chiuso definitivamente, dove si possono ammirare affreschi del cinquecento completamente recuperati. Sempre in questo luogo, sui resti dell’antica chiesa di S. Giovanni Battista degli Agostiniani, edificata prima del 1331 e consolidata e restaurata nel 1336 da Puccio di Duccio De Bosi, padre di Andreola, madre di Papa Nicolò V  fondatore della biblioteca vaticana, oggi è stata recuperata nella sua forma architettonica e destinata ad ospitare la sala consigliare del Comune ed un museo, molto interessante, d’arte sacra e vari dipinti. Nel Convento degli Agostiniani operò attivamente  Frà Leonardo da Valazzana che lesse la scomunica al Savonarola.

Verso nord, alla fine della cinta muraria, troviamo la bella Porta Modenese (1548) che apre verso gli Appennini e la Lombardia con Via Labindo e l’antico Palazzo Fantoni-Bononi e Palazzo Chigi-Benedetti.

Nella Piazza Medicea troviamo Palazzo Cojari e più giù il Marzocco, simbolo molto forte della appartenenza alla signoria fiorentina della “città”, con Via  Umberto e l’antico palazzo del capitanato di Fivizzano (oggi sede del Comune) e l’oratorio di San Carlo (1706), ex  chiesa delle carceri, che raccoglie i resti mortali del poeta Giovanni Fantoni ( Labindo Arsinoetico) e quindi la Porta Sarzanese con i suoi giardini ed una stupenda  vista sulla valle  sottostante.

Ora due sono le direttrici che il pellegrino può prendere dalla Piazza Medicea: una verso Porta Modenese, attraverso le mura medicee o via Labindo e poi il viale alberato Principe Amedeo con attraversamento semaforico della SS 63 sino a scendere lungo Viale Suor Maria Adorni (beata) per incontrare l’altra direttrice proveniente dalla Porta Sarzanese o Porta di Sotto che, attraversata la S.S. 63, sale con un piccolo tratto in  asfalto e scalinata in pietra in direzione via Vigna di Sotto dove inizia il nostro Cammino sulle antiche tracce verso il P.sso di Tea  (m. 950) , spartiacque tra Lunigiana e Garfagnana (circa 20 km).

Un’ottima mulattiera ci conduce verso il Convento del Carmine di Cerignano (1568), con i resti della chiesa dedicata alla Madonna della Neve. Qui tra il 1660-1687 visse il Venerabile Angelo Paoli di Argigliano, morto in concetto di santità a Roma (1720). Oggi ospita convegni, matrimoni e feste in un ampio giardino con loggiato ed un chiostro stupendo con belle pitture murali completamente recuperate.

Poco dopo il Carmine, troviamo la bella chiesa di Cerignano dedicata a S. Venanzio Abate (XIII-XV secolo) con scalinata in pietra. La chiesa subì un restauro nel 1745, rovinata dal terremoto del 1920 fu riparata dopo il 1930. Ora si cammina su comunale asfaltata per circa 800 metri sino ad una maestà, poco più avanti merita una visita il piccolo borgo antico del Colle di Cerignano. Da questa maestà, per km 1.250 riprendiamo la comunale per Spicciano , ancora in buone condizioni, con tratti di ciottolato, sino ad arrivare alla prima casa del Vasoli in Spicciano, dove c’è una piccola maestà dentro una nicchia in pietra un po’ abbandonata.

Si attraversa la comunale asfaltata e dopo 30m., sulla sinistra troviamo un'antica fonte dove ci si può rinfrescare e bere un’acqua leggera e fresca in ogni stagione. Proseguendo, dopo altri 30m, la via volta a sinistra e prende, costeggiando il piccolo cimitero di Spicciano, la vicinale per Anticione, sbarrata da due pali traversi per impedire ai cavalli di scappare ma facilmente superabili. Per circa 20 minuti si sale costeggiando una recinzione per poi sbucare sulla S.P. Fivizzano-Sasseto della Garfagnana che si attraversa per riprendere poi a salire su stupendo selciato originale in direzione dell’antico borgo di Turlago posto a 565 m. s.l.m.. Qui il percorso antico, della vicinale per Anticione, si perde un poco nella faggeta (evidenti antichi ruderi) ma è ben segnata e pulita e dopo circa 20 min. di cammino riprende l’antica comunale che collegava Terenzano a Turlago. Questo piccolo borgo merita di essere attraversato per visitare le sue antiche stradine con volte ancora ben conservate e la chiesa di S. Felice e Adauto (rest. 1760) citata negli estimi della Diocesi Lunense del 1470, borgo già citato in un documento del 19 gennaio del 1066 e chiamato Turanlago, toponimo che probabilmente  deriva da Turan, divinità etrusca corrispondente alla romana venere.

Da qui un tratto di strada asfaltata, con pendenza di oltre il 18% ci conduce, in circa 200 m. al piccolo cimitero di Turlago, la vista è maestosa. Davanti a noi si aprono le Alpi Apuane con le maggiori vette ed i ripidi versanti nord ben evidenti che ci danno il senso d’imponenza di questa piccola catena montuosa che sfiora i 2000 m. ma che presenta salite su roccia di grande impegno (nord del P.zzo d’Uccello; Pisanino; Grondilice; Cavallo e Tambura dove in inverno è anche possibile praticare sci alpinismo di buon livello) e che racchiude nelle sue viscere “l’oro bianco delle Apuane”, il marmo.

Ora il cammino prende la “comunale di Reusa del monte” che s’inoltra dentro antichi castagneti e segue un percorso quasi piano, scavalca delle gole profonde (fosso del Canalaccio) dove scorre un’acqua limpida e cristallina  e si giunge in trenta minuti ad una strada forestale sterrata detta di “Novaglia”. Qui si può apprezzare una croce in pietra alta m.1,50 con una data "1847", singolare manufatto, di cui non è dato sapere il perché è in questo luogo o cosa  possa significare, ma che certamente ci fa capire che di li passava la via che i pellegrini  intraprendevano per recarsi al Duomo di Lucca, al crocefisso Ligneo (Via del Volto Santo). Attraversata la strada forestale detta di “Novaglia”, scendendo a destra, si arriva alla strada provinciale Fivizzano-Sasseto mentre, salendo a sinistra ci si porta verso il monte di Collegnago.

Il nostro cammino diritto davanti a noi comincia a scendere, con una bellissima strada comunale, dove sono ancora presenti le tracce di un ciottolato originale e dei muretti “a secco”, verso “Palazzo Grappolo”, gruppo di case che assieme ad altre abitazioni sparse, Montanara, Pastena e  Quercia costituiva e costituiscono l’antico abitato di Reusa (insediamento ligure) dove è presente la chiesa di S. Bartolomeo con il bel campanile che si staglia verso le Alpi Apuane, chiesa già presente dai primi del sec. XIII e ricostruita nel sec. XV, ampliata e trasformata in stile barocco nel Settecento. A Reusa nel 1965 fu trovata murata una statua stele databile intorno al VI-VII sec. a.c., con forma più antropomorfizzata, rispetto a tutte quelle trovate in Lunigiana, con busto rettangolare e testa circolare. Ora, volgendo lo sguardo verso l’Appennino scorgiamo, alla destra del Monte Tondo, la nostra meta, l’antico P.sso di Tea a m. 950, dove troveremo i ruderi dell’antico Spedale di S. Nicolao di Tea, sec. XI-XII-XIII che  era ancora attivo alla fine del Quattrocento; poco più avanti il P.sso  di Carpinelli S.R. 445.

Per raggiungere la nostra meta dovremmo risalire e riprendere, a Groppolo Palazzo, una bella comunale per Vedriano, piccolo paesino con poche famiglie ma ricco di storia, dove ancora oggi, nella stradina voltolata, al centro del paesino si può ammirare una fontana con “mascherone” in marmo bianco di pregevole fattura risalente (1500). Ora la via prende a scendere tra gli olivi e poi traversa a destra in direzione dell’Agriturismo “ Lo Spino Fiorito” che merita una sosta (ottima la cucina locale). Da qui si percorre per circa 400 metri la provinciale sino alla località “La Padula” dove riprenderemo una vecchia comunale che ci condurrà, in poco più di 15 minuti e, passando accanto ad una piccola ma ben mantenuta maestà, all’inizio del paese di Castigioncello dove è presente una bella maestà recuperata di recente. Castiglioncello è un antico borgo medievale dei Malaspina di Fosdinovo che nel sec. XV si diede spontaneamente alla Repubblica di Firenze sotto il capitanato di Fivizzano. All’ingresso del borgo, verso valle, si trova l’oratorio di S.Maria Annunziata, costruzione seicentesca con facciata e rosone in pietra serena e, sempre nel borgo, all’interno di un’abitazione due metri in alto, si può vedere la scultura di un pellegrino che nella mano destra tiene il bastone e nella sinistra l’uncino con la bisaccia, segno inequivocabile che il borgo, ricco di storia,  è stato un luogo di transito per pellegrini. Usciti dal borgo e tornati alla nostra maestà, su comoda strada asfaltata giungiamo alla stupenda Pieve di Offiano (S. Pietro) a 515 m. s.l.m., in stile barocco, assunto al posto di quello romano in una sua ristrutturazione nel XVIII sec. e già citata nella bolla d’Eugenio III Papa nel 1148, dono del longobardo Guiterno(1066) al  Vescovo di  Luni poco prima della sua morte e, ancora oggi, sorge isolata ed austera in mezzo a campi coltivi e a boschi. Sulla sua facciata si nota un frammento di marmo con l’antica figura del pellegrino, segno evidente della vocazione viaria dell’intera zona. Ora si prosegue oltre la Pieve per 150 m. sino ad un lavatoio, dove svoltando a sinistra e passando tra case agricole ma su strada comunale in ottime condizioni, ci portiamo, sempre in salita, sino ad una curva, dove svoltando a destra e, passando vicino ad un traliccio dell’alta tensione, si arriva d una bella maestà, recuperata recentemente. Qui la via tende a scendere verso il canale, dove scorre il torrente Aulella, con le sue acque limpide, che supera con un ponte con ringhiera di ferro, alto dal letto del torrente circa 20 metri.

Ora con alcuni tornanti, su un tappeto di foglie di castagno che ricoprono integralmente l’antico ciottolato, si giunge a Villa di Regnano, si attraversa la provinciale per il castello di Regnano e, su strada cementata,  si attraversa l’antico borgo con la presenza d’alcune maestà  più recenti e  con antiche abitazioni ben recuperate. Passato il paesino ora la via punta decisa verso il P.sso di Tea su antichi ciottolati, attraversa alcuni castagneti ancora ben tenuti e, dopo aver superato due torrenti, dove sono ancora evidenti le antiche traccia dei “ muri a secco”, prende a salire con decisione verso il passo dove si giunge in circa ore 1,30. Qui, sul passo, troviamo una maestà  restaurata e poco sopra un parco archeologico ben realizzato e ben documentato dell’antico Ospitale di S. Nicolao di Tea, siamo a 75 km da crocefisso Ligneo del Duomo di Lucca, sullo spartiacque tra Lunigiana  Garfagnana.


(La tappa, che ha molti punti in comune con quella principale, è stata fortemente voluta dal Dott. Luciano Pasquali, che ha cercato di valorizzare il territorio fivizzanese permettendo, a chi vorrà, di conoscere meglio una zona che merita ampiamente di essere scoperta e assaporata)